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lunedì 25 novembre 2013

Sonno di una notte di mezza estate

La natura era contro di lei, e ahimè anche contro di me. Il fatto di cambiare albergo ogni giorno non risolveva la problematiche di lenzuola che andavo fatte sparire o lavate sommariamente per eliminare le tracce ematiche.
Per cui l’ultima sera ci preparammo ad andare a letto con lo stato d’animo classico dell’ultimo giorno di vacanza. Un misto di stanchezza, soddisfazione delle cose viste e delle persone incontrate e il sottile piacere di ritornare a casa.
Benché fosse notte, dalle persiane filtrava una leggera luce. Quella che ti consente quando il tuo occhio si è abituato, di distinguere non tutti i dettagli ma sicuramente le forme e le silhouette dei corpi.
Il sonno mi aveva già vinto quando iniziai a sentire le sue mani su di me. In breve mi aveva scoperto e sfilati i pantaloncini del pigiama aveva iniziato a far scorrere le mani su e giù sul mio pene.
Ero perfettamente in grado di capire quello che stava succedendo, ma non sufficientemente lucido da aprire gli occhi completamente né da muovere il corpo ancora intorpidito e reso pesante dal sonno.
Parte del mio corpo, era invece perfettamente sveglio e ricettivo grazie alle cure prima delle sue mani e poi della sua bocca. In questa mia fase di sonno parziale e veglia incompleta, decisi di lasciarla fare ed egoisticamente di godermela. Per una volta non avrei dovuto farmi in quattro come di solito faccio, cercando le posizioni per farla stare più comoda, assecondare i suoi ritmi, e privilegiare il suo piacere rispetto al mio (lo so, sono un generoso) :-))))
Allungai le mie braccia per raggiungere le sue spalle e la sua testa che si muovevano ritmicamente. Con le palme sentivo il calore della sua pelle e le mie dita scorrevano tra i suoi ricci.
Lei prosegui, con le mani, con la bocca, con la lingua. Al sopraggiungere del piacere si ritrasse lasciando che fossero le sue dita a portare a termine il lavoro.
Io venni, copiosamente, sul mio corpo. E rimasi lì, inebriato dal piacere. In uno stato che ormai non era di sonno nè era di veglia, era solo di piacere. Senza condom da sfilare, senza docce da fare. Si rimandava tutto alla mattina dopo

Ritornai serenamente al sonno dal quale le sue attenzioni mi avevano destato. :)

venerdì 28 giugno 2013

Carrie

      Per anni ho sempre associato il nome Carrie al film in cui aveva lo sguardo di Satana, così come Christine (I've heard a rumor) era la macchina infernale e Francis era il mulo parlante.

      Da una quindicina d'anni abbondanti la Carrie che è entrata nell'immaginario di molte donne è la giornalista voce narrante di Sex & the City, telefilm sofisticato che ha sdoganato in tv i discorsi a ruota libera sul sesso tra adulte metropolitane consenzienti. Dal punto di vista televisivo il prodotto non è immune da pecche, ma da un punto di vista sociologico ha sicuramente avuto un impatto notevole.

      Il successo di una produzione artistica è legata anche al coinvolgimento ricevuto da chi la guarda, (potresti anche non capirlo ma almeno ti ci immedesimi) è nelle protagoniste della sitcom ci si sono immedesimate in tante. La domanda da porsi è se tra il pubblico televisivo prima del telefilm le varie Carrie/Samantha/Miranda/brunetta di cui non ricordo il nome esistessero già o solo dopo averle viste sullo schermo hanno trovato un modello a cui tendere/riferirsi?

      La Carrie che ho incontrato (perché diciamolo si incontrano solo Carrie, non ho ancora mai trovato nessuna donna che mi abbia detto di riconoscersi in un'altra delle quattro... meno che mai Samantha) viveva da sola, con un lavoro in cui subiva la burocratica modalità di crescita professionale tipica degli impieghi pubblici italiani, ma nella suo campo era molto brava e spesso riusciva anche a veder riconosciuto il suo valore. Si teneva in forma con il nuoto ed aveva una vita sociale fatta di cene e aperitivi.

      Se qualcuno dei suoi flirt non si trasformava in una relazione era perché gli uomini "avevano paura di una donna con le palle" come si definii una volta. C'è anche da dire che l'ultima volta che sono stato a cena da lei, si allontanò per una telefonata infinita che chiuse in lacrime dopo aver litigato con il coordinatore di un viaggio che aveva fatto l'estate prima e con cui aveva avuto un liason (che equivale alla quattordicenne che si innamora del prof o della single in montagna che si fa rimorchiare dal maestro di sci)

      La nostra prima volta fu sul divano anche se in realtà sul divano c'ero solo io. Fino a 5 minuti prima, lei era sdraiata e io le avevo fatto un massaggio alla testa, di quelli che ti rilassano, ti distendono e ti fanno tornare il sorriso sulle labbra. L'effetto benefico su di lei fu tale che dopo avermi fatto sdraiare mi slaccio e abbasso calzoni e boxer quanto bastava per scoprire l'uccello, mi sbottono la camicia e inizio a masturbarmi con una notevole maestria.

     La svestizione pre-sesso, sembra una cosa semplice, ma assolutamente non lo è. Che chi vuole essere spogliata, perché se si spoglia direttamente lei potrebbe sembrare una troppo disponibile, c'è chi invece vuole essere spogliata perché ama essere "scoperta" poco a poco. Quanto poi a spogliare il partner, peggio mi sento!! Io apprezzo quelle che lo fanno perché per me vuol dire esserci, nel senso di "non sono io che attacco e tu cedi" ma "siamo in due e io voglio te come tu vuoi me". Per cui apprezzai piacevolmente l'iniziativa di Carrie.

    Mentre le sue attenzioni su di me aumentavano, io cercavo di ricambiare ma mi teneva a distanza (era uno di quei giorni? non si concedeva al primo appuntamento?). Capito che i miei tentativi erano vani, mi lasciai tranquillamente andare al ritmo della sua sapiente mano (solo anni dopo con Irina ho ritrovato una simile maestria) fino a quando con suo sommo piacere (e altrettanto mio) il seme mi inondò il petto. La sicurezza e delicatezza con cui mi aveva fatto venire fu superata solo dalla cura con cui, dolcemente, pulì il mio corpo detergendo ogni singolo schizzo con un morbido panno... naiiis

giovedì 13 giugno 2013

MILF

Le mothers I’d like to fuck, o più soavemente le donne agée non rappresentano per me l’archetipo femminil/sessuale, ma mi capita di conoscerle, frequentarle e a volte amarle perché banalmente… sono mie coetanee!!
Per ritmi quotidiani, abitudini lavorative, e attività del tempo libero mi capita molto più facilmente di incontrare loro che non, per dire, studentesse universitarie.
Lo scorso fine settimana mi è venuta a trovare una amica che tecnicamente è una MILF, ma non è stata questa la cosa particolare del nostro incontro quanto piuttosto il fatto che fosse in assoluto la seconda volta che ci vedevamo e dal primo incontro, più breve di un caffè, che neanche prendemmo, erano passati più di otto anni.
E in questi otto anni c’era stato qualche sporadico messaggio, qualche ancor più sporadica conversazione. Ma questi brevi incontri sono sempre stato caldi, molto affettuosi, sentiti. Abitando lontano e presi dalle proprie vite, il tempo da dedicarsi è sempre stato poco, ma il piacere di rincontrarsi, anche solo di sfuggita e tramite cellulare non è mai mancato.
Poco meno di un mese fa con un messaggio in cui mi chiede come stia. Io rispondo che sono triste, perché è da troppo tempo che non la vedo e lei mi risponde “bene allora vengo questo fine settimana”.
Dopo cena mentre lei scorre i titoli dei libri sugli scaffali le accarezzo la schiena. La mia mano si insinua sotto le scapole. È un movimento che rivitalizza, vai a risvegliare muscoli di cui spesso ci dimentichiamo, ti fa inarcare la schiena. Recuperi la postura corretta, raddrizzi le spalle, guardi avanti con sicurezza.
Poi siamo andati a letto e ci siamo amati. Il suo corpo maturo ed elegante era colmo di sapori. Ho riscoperto il piacere di poggiare le mani su lunghe gambe, toniche affusolate mentre lei, sentendomi dentro di se, esplorava le mie labbra e la mia bocca con la punta della lingua.
E mi sono perso nel guardarla venire mentre seduta su di me, mi stringeva la mani contro il suo seno. Sarà stato il piacere di amare dopo tante partner più piccole qualcuno con una corporatura simile alla mia con la quale certi incastri sembrano venire più naturali? Sarà che il suo corpo mi ha ricordato quello di chi in passato ha fatto battere il mio cuore? Sarà stata la frase che mi ha sussurrato “hai una faccia d’angelo ma ti scateni come un diavolo!”?
Ci siamo amati fino a quando il sonno non ci ha presi, e ci siamo addormentati l’uno sull’altro. Ci siamo risvegliati e nuovamente amati, e poi colazione, incontri con sparagna, le storie di Pazienza, ancora baci, con ritmi catulliani!

Mi manca il suo accento marchijiano J

martedì 14 maggio 2013

Est! Est!! Est!!!



Quando dopo due giorni e dopo aver cambiato le lenzuola e rinfrescato l’ambiente, la stanza ancora sa di orgasmo, capisci che l’energia sprigionatasi in quell’incontro è stata veramente tanta!
Quando la senti godere per la venticinquesima, ventiseiesima volta, lei ringrazia il suo essere multi orgasmica, e tu ti senti una persona migliore.
La prossima volta, sulla porta di casa della Furia scriverò col gesso Est! Est!! Est!!!  

giovedì 28 febbraio 2013

Cane Cavem – We Bite



Periodicamente mi capita di ricevere dei reclami, anche a distanza di un paio di giorni in cui la lei di turno mi accusa di averle lasciato dei segni che “ci vorranno almeno tre settimane prima che vadano via… io ho la pelle delicata!!!” Grazie alle nuove tecnologie, spesso mi mandano anche le foto.
Ebbene, come si farebbe a una riunione degli Alcolisti Anonimi, ora mi alzerei in piedi, direi il mio nome e affermerei “…e mi capita di dare morsi quando faccio l’amore!!”
Non lo faccio perché cedo alla fascinazione di vampiri o zombie che da tempo popolano l’immaginario cinematografico mondiale. Il morso è una continuazione, una coloritura del bacio. Così come la lingua disegna umidi ghirigori sulle areole del seno e sul collo, i denti tracciano leggero solchi sulle spalle, sulla nuca, sui polpacci e a volte afferrano la carne, la assaporano in profondità.
A volte è un polpaccio a fungere da “fiero pasto”. Stringere i denti sulla tenera polpa è come scaricare la tensione, trattenere l’orgasmo e continuare a muoversi nel corpo di lei senza eiaculare. A volte è per vederle cambiare l’espressione persa che hanno sul volto. Come diceva il poeta “stuzzicare una sconosciuta fino a vederle spalancarsi la bocca”. Le gambe di Irina e de La tresca spesso subivano queste attenzioni, da loro non gradite.
Per Mary Jane e HH il discoro era diverso. Loro i morsi li gradivano, per non dire che li esigevano. Le loro schiene nude erano uno sterminato campo di gioco per la mia bocca. Contro la parete, in ginocchio sul letto, a quattro zampe sul pavimento i denti disegnavano ovali irregolari. Il dolore si irradiava lungo la schiena intenso come una scossa elettrica, il corpo si inarcava e poi abbassava seguendo il ritmo di un respiro prima improvvisamente mozzato e con la stessa rapidità ripreso e completato con una lunga espirazione che si perdeva in un lamento confuso e un gemito di piacere.
E dopo l’amore, è bello coccolarle ricoprendo di teneri baci quelle fresche cicatrici

giovedì 17 gennaio 2013

“Non si fa così!”


Si lo so che non è stato carino, che così non si fa…
Però cerca di capirmi. Mi dici che stasera passerai a trovarmi, e già questo genera in me l’aspettativa. Mi dici che hai un impegno prima, che appena ti liberi arrivi da me.
Non è una problema, non è la prima volta che ci organizziamo per un dopocena.
Ma le ore passano e l’attesa non fa che aumentare il desiderio. Per quanto io sia in attesa, il suono del citofono mi coglie sempre di sorpresa. Ma stasera il citofono non suona. Dopo un po’ ingannare il tempo diventa difficile. Continuare a pensare a te mi eccita troppo, leggere mi farebbe inevitabilmente scivolare nel sonno.
Devo fare qualcosa, giro per casa, sistemo i libri poi decido di aspettarti a letto, ormai si sono fatte le undici, manca poco. Ogni momento potrebbe essere quello giusto. Ma il momento ancora non arriva, le palpebre diventano pesanti ma il desiderio di te non diminuisce.
La luce che filtra dalla finestra illumina la stanza quanto basta ai miei occhi, ormai abituatisi alla penombra, per distinguere gli oggetti. Lo sguardo va dalla libreria alla sedia, dalla sedia all’armadio e poi torna  indietro. Mi sento come Lo Straniero All’ennesima ripetizione del percorso visivo suona il citofono… eccoti!
Ti apro e ti aspetto nel letto. Sento che apri la porta, la borsa poggiata per terra e la giacca sul divano e sento il rumore dei tuoi tacchi. Incredibile, considerando che non li indossi quasi mai. Giri intorno al letto tastando il materasso indecisa sul dove salire. Trovi un punto dove sederti e inizi a spogliarti e poi vieni a sdraiarti accanto a me. So che hai la capacità di farmi venire subito, e in questo momento è come se l’eccitazione mi abbia destato dal dormiveglia. È il desiderio di te che mi tiene desto, desto ma non lucido. Perché ho deciso di bruciare, in una sola fiammata, calda bollente e impetuosa. La tua mano è sul mio sesso e me lo sfiora come nessuna ha mai fatto. Sono mani d’oro le tue.
La tua carne è fresca e calda allo stesso tempo, la tua bocca tenera.
La mia è una mossa istintiva, so che non potrei resistere ancora. Ti giro e scopro le tue natiche. Il solco di pesca è liscio e profumato. È un attimo, appoggio la punta del pene, la cappella appena, sul tuo buchino. Spingo ed entro di non più di due, tre centimetri ma bastano. Due colpi e ti inondo. Lo sperma cola all’esterno e scorre lungo le natiche fino alle cosce.
“Non si fa così!” mi dici seccata. Hai ragione, non si fa così, ma a volte è bello lasciarsi andare  

martedì 15 gennaio 2013

Collutorio



C’è chi ha la passione per il pompino per il senso di potere che da stringere il membro tra i potenzialmente pericolosi denti. Chi lo ama perché in questo modo controlla il piacere del partner, lo rallenta, lo nega, lo prolunga. Chi lo condisce con una stimolazione del perineo e della prostata, una piacere decisamente non per tutti.
E quando lo sperma gorgoglia pronto a esplodere c’e colei che lo sugge vigorosamente, chi preferisce che le decori il viso, chi se ne riempie le guance per poi preparare una appiccicosa snowball, chi si precipita a sputarlo, chi lo lascia lentamente colare sul vostro corpo.
Ma quando pensavi di averle viste e sentite tutte... arriva la Riccia VV, che in ginocchio davanti a te con la bocca piena di sperma, inizia a fare i gargarismi!

lunedì 10 dicembre 2012

Di cosa parliamo quando facciamo l’amore AKA Dime porca che me piase de più


Un titolo irrispettosamente copiato da Carver per una riflessione su cosa dicono le donne quando fanno all’ammore. E su cosa vogliono sentirsi dire…

Alcune delle tipologie che più facilmente vi potrebbe capitare di incontrare sono:

Le romantiche: da un più diretto “Ti amo” in rapporti consolidati, a un più generico “amore, amore, amore, amore” se il rapporto è occasionale.

Le mistiche: Oh Dio, Oh Dio (a cui si può rispondere con una battuta alla Woody Allen o qualcosa di simile, tipo “No, non sono Dio. Io Claudio, C-L-A-U-D-I-O)

Le laiche: Oh (inserisci nome maschile), Oh (inserisci nome maschile) come sopra, ma senza la componente ultraterrena.

Le estatiche: … Stupendo (la demì-vierge concedeva giusto questa lapidaria esclamazione)

Le agonizzanti: concedono solo variazioni nel respiro. Si va dal rantolo sommesso, al mugolio costante, dai singulti ritmici alla pseudo crisi  asmatica.

Le referendarie: Si, Si, SI, SIII!!!

Le stupite: Mamma mia, mamma mia!

La variante Morticia Addams: Sono particolarmente sensibili a una lingua straniera, spagnolo o francese di solito. Ovviamente per le straniere spesso basta la lingua madre italiana (Cfr. Ti svegli in letti stranieri grazie alla lingua italiana, EELST 1996)

La variante Monica Vitti: (Cfr. video allegato) Amano il turpiloquio, spesso con coloriture dialettali. L’eccitazione le rende disinibite sia nel corpo che nella mente. FV amava percepire la mia eccitazione attraverso le parole che le dicevo, che a suo volta la eccitavano ancora di più con un effetto feedback che si prolungava e autoalimentava di continuo.


Le pornostar: Avanti, scopatela questa troia! Quanto mi piace il tuo cazzo, voglio sentirmelo tutto dentro. Dai, così! Sono la tua puttana… poi mettimelo nel culo, dai voglio che me lo metti nel culo! Si cazzo, cazzo lo sento, lo sento riempimi tutta. 
Di solito accompagnano la penetrazione sditalinandosi furiosamente (la riccia VV), sbattendo i pugni contro pareti o pavimento o tenendosi la testa tra le mani (l'umida Mary Jane)

lunedì 19 novembre 2012

Gesti che lasciano il segno



Il pompino è un’arte delicata e non solo per la preziosità dell’organo coinvolto. Il segreto è saper combinare movimenti decisi con il dovuto rispetto per la sensibile epidermide della parte interessata.
Ogni donna ha un approccio diverso, che è frutto dell’esperienza, dei maestri che ha incontrato, della sensibilità, del piacere che prova nel farlo (non a tutte piace, è un dato di fatto) e del ruolo che gli riconosce (rappresenta sottomissione? È un piacevole preliminare? Ti consente di avere il massimo controllo?).
FV aveva una tecnica particolarissima. Lei tralasciava l’asta, i testicoli, il lavoro di lingua, i movimenti delle mani… lei si posizionava la cappella tra le labbra e poi iniziava a suggere, con costanza, lentamente, senza strappi al motore come cantavano a Poggio Bustone. E rimaneva così, sorda a qualsiasi invito a curare anche altri aspetti che nel pompino HANNO la loro importanza…
In questo tempo dilatato, in cui non vi erano mai accelerazioni, l’unica cosa che potevo fare era aspettare che la natura seguisse il suo corso.
Senza fretta, con passo sempre uguale lei sentiva la mia asta farsi sempre più dura, la vena iniziare a pulsare e la cappella a gonfiarsi fino a quando lo sperma lungamente atteso e meticolosamente succhiato sgorgava caldo nella sua bocca.
Nella fase post orgasmica andavano poi verificati i danni collaterali. Come l’anatomia insegna dietro le labbra ci sono i denti e senza che debbano necessariamente affondare, se li tenete poggiati per 10 minuti sulla carne, lasciano ovviamente un segno! Nel primo periodo della nostra frequentazione FV portava un apparecchio per i denti. La sera stessa avverti un particolare fastidio ma fu solo la mattina dopo che notai questo piccolo segno a forma di H a ore 2 sulla punta del mio attrezzo del piacere!!
Sembrava un marchio, uno di quei simboli di appartenenza a sette esoteriche che gli iniziati si mostrano segretamente per certificarsi di appartenere agli eletti, come l’anello di Hostorie d’O o il tatuaggio dei Sons Of Anarchy.
Quel segno certificava la mia appartenenza agli uomini spompinati da FV, una setta esclusivissima, della quale non ho mai incontrato altri adepti… ma so che ci sono, e vivono in mezzo a voi! 

giovedì 15 novembre 2012

Chiusi, e ti sarà dato



L’Italia meravigliosa… ogni borgo nasconde una sorpresa, ogni città un capolavoro, ma soprattutto mille occasioni per orgasmare.
Il percorso sotterraneo nel labirinto di Porsenna è un itinerario interessante e rappresenta un ottimo rifugio contro la calura estiva. Guide locali, volontarie, ti accompagnano lungo le strette gallerie raccontandoti come furono costruite e il loro utilizzo nei secoli, da discarica di laterizi a rifugio in tempo di guerra.
Il percorso si conclude sotto la torre campanaria dove la guida invita chi avesse voglia di salire gli innumerevoli scalini ad approfittare del panorama che si gode dalla sommità. Il resto del gruppo decide che la gita può terminare li, mentre io e la Demi-vierge optiamo per l’arrampicata.
La torre ha pareti in pietra molto spesse, di quelle che nascondono i rumori del mondo esterno e garantiscono refrigerio anche nelle giornate più calde. La vista spazia su tutto il paese e sulla campagna intorno. Dopo aver osservato il panorama dai 4 punti cardinali ci fermiamo per riprendere fiato e rimaniamo abbracciati all’ombra di una parete. La Demi-vierge si affaccia nella tromba delle scale da dove non arriva nessun rumore. Il nostro giro nei sotterranei è durato un’oretta. Se anche un altro gruppo fosse partito subito dopo il nostro impiegherebbe del tempo prima di arrivare alla torre.
“Non viene nessuno” mi dice, e poi aggiunge “e qui non ci sente nessuno!” e chiude questa frase infilandomi la lingua in bocca. Rimaniamo così, avvinghiati, mentre io con le mani le carezzo il sesso che diventa sempre più umido.
Non passano che pochi minuti e lei è piegata in avanti con il mio cazzo tra le labbra. Quando si sente pronta si gira e afferra con le mani il parapetto delle scale, io le abbasso le mutandine e le rovescio il vestito sulla schiena e la penetro.
Lo spazio intorno a noi è ampio, come se fossimo in una casa vuota, anche se è un ampiezza che è occupata per la gran parte dal vuoto imbuto prospettico creato dalle scale che salgono contro la parete.
La volta amplifica i leggeri mugoli della Demi-vierge che aumentano con un ritmo costante. Nella penombra della torre la chiara carnagione delle sue cosce quasi risplende. Questo compasso di carne da un lato si mantiene in equilibrio con la sua presa sulla balaustra, dall’altro sono le mie mani su suoi fianchi che ne sostengono i movimenti.
Solleva leggermente i talloni. È la scossa, la contrazione muscolare che indica che sta per raggiungere l’orgasmo. Assecondo i suoi movimenti fino a quando il respiro non le torna regolare e smetto di controllarmi per venire anche io. Quando sento che non posso più trattenermi esco dal suo sesso e lascio che lo sperma cada sulla fredda pietra mentre lei me lo massaggia lentamente.
Appoggiati contro la parete ci risistemiamo e scendiamo lentamente verso quella giornata, quella città e i suoi turisti che in quel lungo istante di piacere avevamo completamente escluso dalla nostra gita.
Gita di piacere, ovviamente!

martedì 6 novembre 2012

Tease and Denial



Facciamo che ti bendo, perché nel sesso la vista è sicuramente un senso sopravvalutato. Se lo escludiamo riuscirai a concentrati meglio sulle sensazioni tattili e sui suoni.
Facciamo che ti spoglio. Gradualmente, così ti acclimati sia con il corpo che con la mente
Facciamo che ti lego le mani, così sono io che mi dedico a te e tu ti concentri solo sulle sensazioni che arrivano; le mie mani sui tuoi seni, le labbra sul collo, i denti che ti sfiorano i capezzoli e un dito che allarga lentamente il tuo culetto e poi ci affonda dentro
Facciamo che poi ti faccio sedere sul letto, ti afferro una caviglia e la lego con un nastro a un angolo del letto e poi lego anche l’altra in modo che le tue gambe siano comodamente divaricate.
Facciamo che poi con una goccia di gel sulla punta delle dita inizio a massaggiarti il clitoride, il gel riduce l’attrito e amplifica le sensazioni. Da quanto sei bagnata direi che attrito da ridurre in realtà non ce n’è!
Facciamo che ti accarezzo fino a quando sento che il tuo respiro aumenta, che le tue labbra si schiudono, che inizi a mugolare, che i muscoli delle tua gambe si contraggono, che inarchi la schiena.

Facciamo che proprio mentre stai per venire… mi fermo.

Facciamo che dopo un minuto riprendo, e le labbra si schiudono nuovamente, la schiena si inarca, i muscoli si contraggono… e io mi fermo.

E poi riprendo a toccarti, e a leccarti… e poi mi fermo.

Riprendo… e poi mi fermo

E allora inizi a dirmene di tutti i colori, che sono uno stronzo, che sono un bastardo, che la prossima volta me la fai pagare, che appena ti slego mi gonfi, che così non si fa… non è giusto!

Allora riprendo, e continuo e proseguo e non mi fermo.
E tu mi dici che è stato… bellissimo!!!

Portate pazienza, la ricompensa sarà grande! :-)

venerdì 26 ottobre 2012

Ho visto...



Ho visto clitoridi in fiamme al largo dei monti di Venere. E ho visto sorrisi balenare nel buio vicino alle porte che conducono nei luoghi speciali dove il due diventa uno, ma non per questo il cinquantadue diventa il cinquantuno. Questi momenti non andranno mai perduti…

mercoledì 3 ottobre 2012

Cleopatra Grip


Gli esercizi di Kegel sono ai più sconosciuti. Potreste averne sentito parlare se soffrite di incontinenza urinaria (mi auguro di no), o se avete visto il film SHORTBUS che ne ha minimamente diffuso la “pratica”. Dico minimamente perché il film è circolato pochissimo non andando oltre un piccolo status di film cult, benché immeritato datosi che non è un film imperdibile.
L’obiettivo primario degli esercizi è sviluppare la muscolatura perineale o del pavimento pelvico, un benefico effetto collaterale è la capacita di controllare al meglio la muscolatura vaginale.
La storia ci ha trasmesso la leggenda del Cleopatra Grip, la morsa con la quale la regina d’Egitto “catturava” tra i suoi lombi le erezioni degli amanti. Dato che il suo esercito ormai non riusciva più a sconfiggere, né tanto meno a catturare, gli eserciti nemici, Cleopatra utilizzava le sue doti con i generali nemici al fine di salvaguardare le sorti del decadente regno africano.
Anche io una volta ho incontrato una Cleopatra, non d’Egitto, ma della Cassia! La prima volta devo dire che rimasi stupito e sorpreso… sentivo che il suo orgasmo stava per arrivare e cercavo di assecondare i suoi movimenti controllandomi in modo tale da continuare a muovermi dentro di lei anche dopo il climax e accompagnarla magari verso un secondo orgasmo o fino a quando non mi avesse chiesto lei di venire.
Quando però raggiunse il piacere il mio sesso fu letteralmente stritolato in una morsa!! Una serie di contrazioni ripetute, in perfetta sincronia con l’inarcarsi della sua schiena strinsero l’asta dal pene facendomi eiaculare immediatamente. Per rendere l’idea, sembrava come se qualcuno avesse stretto il pugno intorno ad un tubetto di dentifricio al fine di fare uscire quanto più contenuto possibile in una volta sola!
La potenza della sua vagina era notevole, e agiva quasi come un riflesso condizionato. Quando la trappola scattava, il prigioniero non aveva via di scampo ed era costretto a confessare… un fiume di parole di liquida e perlacea consistenza era tutto ciò che riusciva a dire!

venerdì 21 settembre 2012

La Ragazza Emancipata


Su come una donna che ha superato i trent’anni concilia la normale necessità di avere una soddisfacente vita sessuale con l’educazione ricevuta ma soprattutto con i giudizi delle persone che la circondano (a cui le è stato inculcato di dare di se un immagine di “rispettabilità”) o della complessità a gestire il sesso con qualcuno con cui non hai una relazione senza sentirti usata, ne passare per mignotta.
La ragazza emancipata si era trasferita per lavoro in un piccolo capoluogo di provincia. La nostra prima “uscita” ufficiale fu al ristorante. Un cache-coeur, un trucco che evidenziava i suoi alti zigomi, la bocca a cuore e gli stivali al ginocchio esaltavano la sua voglia di piacere.
Dopo un giro a piedi, la accompagnai in macchina sotto casa, in un vicolo a due passi dal centro ma tranquillo e isolato. Dai ringraziamenti per la bella serata al primo bacio il passo fu breve, dal primo bacio al saltarsi addosso il passo fu altrettanto breve. Ma oltre a soddisfare curiosità di mani frenetiche non andammo oltre. Lei arrestava i miei tentavi di avvicinarmi troppo al suo slip e si limitava a affondarmi le mani tra i capelli. Salire a casa sua sarebbe stato troppo (“I vicini potrebbero sentirti”). Insomma la prima sera mai concedersi fino in fondo ;-)

La volta successiva ci vedemmo da lei, i vicini non costituivano più un problema. Non dovendo uscire di casa il suo abbigliamento fu un po’ più audace. Un vestitino corto con una profonda scollatura a vu e degli stivali texani. Una leggera sciarpa serviva più che altro ad accentuare i suoi maliziosi movimenti. Cenammo tenendoci per mano, lei rideva e spalancava gli enormi occhioni scuri divertita dalle storie che le raccontavo. Dopo la cena ci accomodammo sul divano stringendoci e abbracciandosi. Le chiesi se avesse dei preservativi. Mi rispose: “Va bene che sono una ragazza emancipata, ma fino ad un certo punto!”. …Semplicemente adorabile!!
Le mani e le bocche non rimasero per questo ferme! Dopo aver raggiunto il suo orgasmo, la Ragazza emancipata fece qualcosa di bellissimo. Prese a masturbarmi con le sue piccole mani e quando sentì che stavo per arrivare, si sbottonò la camicetta scoprendo le sue candide mammelle e diresse il caldo getto di sperma sui suoi seni.  
Perché in fondo, avere dei preservativi a casa potrebbe farti apparire come una ragazza troppo disponibile, ma arrivati a quel punto il finale lo decidi a gusto tuo, con una lussuriosa sborrata sulle tette!
Perché in fondo a te piace scopare, ma la società rende sempre le cose così maledettamente complicate ;-)

giovedì 13 settembre 2012

In Cucina


Se la tua altezza è al disopra della media nazionale, taluni oggetti e spazi di uso comune ovviamente non saranno stati pensati per te. Il che vuol dire che difficilmente starai seduto comodo in un aereo low cost o in un pullman turistico, l' asse da stiro sarà troppo bassa, la scopa troppo corta, la cucina ti costringerà a stare chinato sul piano di lavoro.
Ma la cucina è bella se è creativa e la creatività vuol anche dire ottenere il massimo da quello che hai, tipo preparare un grande piatto con le poche cose che ti ritrovi nel frigo.
Dunque perché preoccuparsi dell’altezza del piano di lavoro quando La Tresca, meravigliosa e burrosa donna dai capelli ricci ci sta seduta benissimo sopra. Il suo vestito lascia scoperte le ginocchia e le mie mani salgono con naturalezza dalle cosce fino al sedere per sfilarle le mutandine.
“Oggi le ho messe in castigo” mi dice guardandosi le tette dopo essersi spogliata. Il reggiseno nero è teso come un tendone del circo e il più grande spettacolo del mondo non può avere inizio se due delle principali protagoniste non possono esprimersi al meglio e soprattutto se non sono libere di raccogliere i meritati plausi!
La mia bocca lascia le labbra spostandosi sui marmorei seni per succhiarne i capezzoli, il suo sesso è umido e le mie dita scivolano con facilità dentro e fuori di esso. Scendendo ancora mi avvicino al sesso, e inizio a leccarla il clitoride (il clitoride, la clitoride… insomma io lecco!).
In breve La Tresca raggiunge il suo primo orgasmo e, sempre seduta sulla cucina, mi invita ad alzarmi e mi slaccia i pantaloni. Finalmente libera la mia erezione punta diritta tra le sue cosce divaricate. L’incastro? Perfetto! L’altezza? Precisa! L’equilibrio? Stabile! Il secondo orgasmo non tarda ad arrivare. Direi che le prime due portate sono state ben gradite. Ora ci spostiamo sul divano per il dolce, sul pavimento per il caffè e sul letto per l’amaro.
Un pranzo ma soprattutto un servizio da guida Michelin!

venerdì 7 settembre 2012

Dei baci e altre magie


- Mentre prendiamo il the ti faccio vedere il video di cui ti parlavo, ok?
- Va bene. Il the non troppo carico, grazie.
- Be allora, che ne pensi?
- Bello bello, siete migliorati molto!
- Che dici, me lo merito un bacio?
- Direi proprio che ci sta tutto!!!

Il bacio è qualcosa di molto intimo. Ci sono molte donne che si fanno baciare, ma sono poche quelle che baciano, nel senso di essere loro a cercare il bacio, il contatto tra le labbra. Una cosa è starsene li e lasciare che la lingua si insinui, lentamente cedere al trasporto e perdersi in un lungo bacio alla francese. Altra cosa è prendere l’iniziativa e lanciarsi. La Sarda era così .
La decisione e la risolutezza con la quale poggiava le sue labbra sulle mie era paradossalmente in perfetta armonia con la delicatezza e il garbo con le quali mi carezzava il collo e la testa con le sue piccole mani delicate al fine di disporci nella miglior posizione possibile. Più del dolce abbandono nel quale si perdeva una volta raggiunto l’orgasmo, più della superlativa maestria con la quale si dedicava alla delicatissima arte del pompino, i baci sono sempre stati il suo punto di forza, la sua unicità, il modo in cui veniva fuori il suo trasporto, la sua passione!

lunedì 3 settembre 2012

Preliminari


Avere vent’anni c’era, ci stava. Non è che rimaneva semplicemente li, lei occupava uno spazio ben definito con la sua voluttuosa fisicità. Un metro e ottanta di tenera carne bianca, uno sguardo languido, dei seni che dire generosi era fargli torto, un sedere importante senza essere eccedente. E dall’alto dei suoi quasi quarant’anni coltivava ancora uno strepitoso rapporto con la forza di gravità.
Avere vent’anni non le mandava a dire. La sua disponibilità la comunicavano i 3 bottoni aperti della camicetta che a mala pena riuscivano a contenere l’esuberanza delle tette. Entrata in casa poggiava la borsa per terra per offrire una visione ancora più profonda della sua scollatura e salutava con un ciao a mezza bocca tra il timido e il divertito, un po’ come un bambino che aspetta con curiosità la replica degli adulti alla marachella che ha appena combinato.
            Avere vent’anni esibiva, ma non ostentava, meno che mai in pubblico. Quello era il suo modo di dire “voglio fare l’amore, perche non mi scopi qui contro la porta?” ma voleva che fossi tu a prendere l’iniziativa, semplicemente per quel desiderio tutto femminile di sentirsi desiderata, senza perdere il proprio candore. Era il desiderio di raggiungere l’orgasmo usando come preliminare una birichinata da monella sorridente.

mercoledì 29 agosto 2012

Ordine e orgasmi


Bellissima aveva una relazione con un ragazzo conosciuto in vacanza parecchi anni prima con il quale nonostante la distanza, era nato un rapporto continuativo. Il tempo era passato e Bellissima era cambiata, è inevitabilmente anche il loro rapporto era cambiato. Ciò comunque spiegava perché, nonostante fossimo già usciti da soli un paio di volte (“ho il ragazzo fuori, per cui qui a Roma faccio solo uscite in gruppo” mi disse una delle prime volte che affrontammo l’argomento) mi teneva, come dire, a distanza!
Nell’ambiente unico in cui abitavo in quegli anni alle spalle del letto c’era una scrivania, soluzione sicuramente non ottimale ma lo spazio era limitato. Sulla scrivania, unico piano di appoggio nella stanza ci tenevo di tutto, ma cercavo di mantenere un po’ di ordine al fine di riuscire a trovare quello che poteva servirmi nel più breve tempo possibile.
Come altre volte era già capitato, disteso sul letto accarezzavo il suo corpo. Se da un lato c’era il desiderio di non forzarle la mano dall’altro sentivo che lei (ma anche io) voleva di più.
“Spogliati” le dissi “non preoccuparti, io rimango vestito”. Si sfilo velocemente i collant e le mutandine senza pensarci due volte. Le afferrai le natiche e avvicinai il suo sesso alla mia bocca. La manovra la colse di sorpresa lasciandola senza fiato. “È bellissimo… non fermarti!”. E io non mi fermai, anche perché oltre ad affondare la lingua nel suo sesso, stringevo tra le mani il suo perfetto sedere, meraviglioso souvenir del Brasile che completava armonicamente, come meglio non avrebbe potuto, il suo essere “bellissima”.
Non se fosse stata quella la prima volta che provava il sesso orale, o semplicemente la tensione accumulata in tanto tempo aveva finalmente trovato un suo sbocco, ma ripresasi dagli spasmi, prese a ringraziarmi e baciarmi infilandomi la lingua nella bocca ancora piena del sapore del suo sesso.
Poté cosi smentire l’assunto delle sue “amiche emancipate che parlano di sesso” secondo le quali un uomo con una scrivania troppo ordinata non sarebbe mai andato oltre la posizione missionario! :-)

martedì 21 agosto 2012

Squirting


Mary Jane. La lingua non batte tre volte contro il palato ma il suono è comunque meraviglioso! Mary Jane se l’avesse disegnata Pininfarina o Giugiaro non sarebbe venuta meglio. I suoi fianchi erano dei magnifici approdi e il suo solco di pesca un meraviglioso sentiero verso un’inestinguibile sorgente di felicità. E quando parlo di sorgente non uso un termine a caso!
Che cosa riusciva a fare quella creatura! In piedi, salda sulle sue lunghe gambe tornite da nuoto e bici, il  caldo nettare scivolava lentamente nell’interno coscia fino a raggiungere le ginocchia e ancora oltre. Sul fresco pavimento alla veneziana in pochi minuti creava un laghetto di umori femminili. Le gocce che stillavano dal suo corpo cadendo generavano minuscole onde concentriche che in breve tempo arrivavano a lambire i suoi piedi.
Cingendola da dietro con una mano esploravo il suo sesso mentre lei si guardava nello specchio che copriva la parete di fronte a noi. La sua frangetta irregolare le copriva in parte il volto quando abbassava la testa chiudendo gli occhi e concentrandosi sul suo piacere.
Mary Jane amava che le parlassi nell’orecchio. Io dicevo quello che lei avrebbe voluto dire, ma che dalle sue labbra non fuori usciva mai.
“Dai, continua così. Mi stai facendo impazzire. Lo senti come sono bagnata? Che aspetti? Perché non mi prendi qui adesso, in piedi contro lo specchio cazzo!”. Parole sussurrate, ansimate nel suo orecchio. Interrotte solo dai suoi flebili “…continua” quando rallentavo per far durare di più il gioco. E il gioco andava avanti per tanto, tanto tempo, incuranti dalla quasi impraticabilità di campo determinata dalle impreviste precipitazioni!

martedì 14 agosto 2012

Tu ridi forte! E questo mi piace



Una bocca con un taglio di labbra che un pittore non avrebbe saputo disegnare meglio scopriva denti deliziosamente irregolari. Con la lingua mi divertivo a seguirne i contorni mentre i suoi occhi profondi mi guardavano sorridendo.
“No ti prego no. Sono un lago!” mi disse mentre avvicinavo il viso al suo sesso aprendole le gambe. Dopo esserci lentamente spogliati sul divano, con mani tremanti e respiri affannati, mi aveva afferrato per un braccio e condotto nella grande camera da letto con gli scuri chiusi. Il suo corpo era meraviglioso. La sentivo fremere mentre, continuando a baciarci, le sfilavo le mutandine (“se sapevo saresti venuto ne avrei indossate di più carine”). Non era sicuramente il modo più semplice di compiere quell’operazione ma in poco tempo ci ritrovammo finalmente nudi.
Il desiderio di conoscerci non ci abbandonava ancora mentre io affondavo la bocca sul suo collo e la sua mano, stringendomi il fianco, dettava il ritmo dei movimenti. Dopo esserci baciati dieci, cento e mille altre volte, nel cambiare posizione il nodo che teneva ferma la sua capigliatura finalmente cedette e i capelli scesero a far da cornice al volto, ondeggiando lentamente seguendo i movimenti del bacino.
Sopra di me, le vedevo le tempie imperlate di sudore, segno che il suo orgasmo stava per arrivare. Come un colpo di frusta il piacere la investì, facendole inarcare la schiena. Come per contraccolpo poi ricadde in avanti, abbandonandosi sul mio corpo e affondando la lingua nella mia bocca.
Il caldo africano che arrivava da fuori lo sentimmo solo dopo aver districato i nostri corpi, quando le sensazioni di piacere iniziarono ad attenuarsi e la lunga calda onda dell’orgasmo svaniva. Era come se solo in quel momento iniziassimo a percepire le sensazioni provenienti dall’esterno e non più quelle eravamo stati capaci di regalarci.

Le 5 del pomeriggio sono un ottimo momento per fare una pausa caffè, soprattutto se il caffè non lo prendi.