Per anni ho sempre associato il nome Carrie al film in cui aveva lo sguardo di Satana, così come Christine (I've heard a rumor) era la macchina infernale e Francis era il mulo parlante.
Da una quindicina d'anni abbondanti la Carrie che è entrata nell'immaginario di molte donne è la giornalista voce narrante di Sex & the City, telefilm sofisticato che ha sdoganato in tv i discorsi a ruota libera sul sesso tra adulte metropolitane consenzienti. Dal punto di vista televisivo il prodotto non è immune da pecche, ma da un punto di vista sociologico ha sicuramente avuto un impatto notevole.
Il successo di una produzione artistica è legata anche al coinvolgimento ricevuto da chi la guarda, (potresti anche non capirlo ma almeno ti ci immedesimi) è nelle protagoniste della sitcom ci si sono immedesimate in tante. La domanda da porsi è se tra il pubblico televisivo prima del telefilm le varie Carrie/Samantha/Miranda/brunetta di cui non ricordo il nome esistessero già o solo dopo averle viste sullo schermo hanno trovato un modello a cui tendere/riferirsi?
La Carrie che ho incontrato (perché diciamolo si incontrano solo Carrie, non ho ancora mai trovato nessuna donna che mi abbia detto di riconoscersi in un'altra delle quattro... meno che mai Samantha) viveva da sola, con un lavoro in cui subiva la burocratica modalità di crescita professionale tipica degli impieghi pubblici italiani, ma nella suo campo era molto brava e spesso riusciva anche a veder riconosciuto il suo valore. Si teneva in forma con il nuoto ed aveva una vita sociale fatta di cene e aperitivi.
Se qualcuno dei suoi flirt non si trasformava in una relazione era perché gli uomini "avevano paura di una donna con le palle" come si definii una volta. C'è anche da dire che l'ultima volta che sono stato a cena da lei, si allontanò per una telefonata infinita che chiuse in lacrime dopo aver litigato con il coordinatore di un viaggio che aveva fatto l'estate prima e con cui aveva avuto un liason (che equivale alla quattordicenne che si innamora del prof o della single in montagna che si fa rimorchiare dal maestro di sci)
La nostra prima volta fu sul divano anche se in realtà sul divano c'ero solo io. Fino a 5 minuti prima, lei era sdraiata e io le avevo fatto un massaggio alla testa, di quelli che ti rilassano, ti distendono e ti fanno tornare il sorriso sulle labbra. L'effetto benefico su di lei fu tale che dopo avermi fatto sdraiare mi slaccio e abbasso calzoni e boxer quanto bastava per scoprire l'uccello, mi sbottono la camicia e inizio a masturbarmi con una notevole maestria.
La svestizione pre-sesso, sembra una cosa semplice, ma assolutamente non lo è. Che chi vuole essere spogliata, perché se si spoglia direttamente lei potrebbe sembrare una troppo disponibile, c'è chi invece vuole essere spogliata perché ama essere "scoperta" poco a poco. Quanto poi a spogliare il partner, peggio mi sento!! Io apprezzo quelle che lo fanno perché per me vuol dire esserci, nel senso di "non sono io che attacco e tu cedi" ma "siamo in due e io voglio te come tu vuoi me". Per cui apprezzai piacevolmente l'iniziativa di Carrie.
Mentre le sue attenzioni su di me aumentavano, io cercavo di ricambiare ma mi teneva a distanza (era uno di quei giorni? non si concedeva al primo appuntamento?). Capito che i miei tentativi erano vani, mi lasciai tranquillamente andare al ritmo della sua sapiente mano (solo anni dopo con Irina ho ritrovato una simile maestria) fino a quando con suo sommo piacere (e altrettanto mio) il seme mi inondò il petto. La sicurezza e delicatezza con cui mi aveva fatto venire fu superata solo dalla cura con cui, dolcemente, pulì il mio corpo detergendo ogni singolo schizzo con un morbido panno... naiiis
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venerdì 28 giugno 2013
Carrie
giovedì 28 febbraio 2013
Cane Cavem – We Bite
Periodicamente
mi capita di ricevere dei reclami, anche a distanza di un paio di giorni in cui
la lei di turno mi accusa di averle lasciato dei segni che “ci vorranno almeno
tre settimane prima che vadano via… io ho la pelle delicata!!!” Grazie alle nuove
tecnologie, spesso mi mandano anche le foto.
Ebbene,
come si farebbe a una riunione degli Alcolisti Anonimi, ora mi alzerei in
piedi, direi il mio nome e affermerei “…e mi capita di dare morsi quando faccio
l’amore!!”
Non
lo faccio perché cedo alla fascinazione di vampiri o zombie che da tempo
popolano l’immaginario cinematografico mondiale. Il morso è una continuazione,
una coloritura del bacio. Così come la lingua disegna umidi ghirigori sulle
areole del seno e sul collo, i denti tracciano leggero solchi sulle spalle,
sulla nuca, sui polpacci e a volte afferrano la carne, la assaporano in
profondità.
A volte
è un polpaccio a fungere da “fiero pasto”. Stringere i denti sulla tenera polpa
è come scaricare la tensione, trattenere l’orgasmo e continuare a muoversi nel
corpo di lei senza eiaculare. A volte è per vederle cambiare l’espressione persa
che hanno sul volto. Come diceva il poeta “stuzzicare una sconosciuta fino a vederle
spalancarsi la bocca”. Le gambe di Irina e de La tresca spesso subivano queste
attenzioni, da loro non gradite.
Per
Mary Jane e HH il discoro era diverso. Loro i morsi li gradivano, per non dire che
li esigevano. Le loro schiene nude erano uno sterminato campo di gioco per la
mia bocca. Contro la parete, in ginocchio sul letto, a quattro zampe sul
pavimento i denti disegnavano ovali irregolari. Il dolore si irradiava lungo la
schiena intenso come una scossa elettrica, il corpo si inarcava e poi abbassava
seguendo il ritmo di un respiro prima improvvisamente mozzato e con la stessa
rapidità ripreso e completato con una lunga espirazione che si perdeva in un
lamento confuso e un gemito di piacere.
E dopo l’amore, è bello
coccolarle ricoprendo di teneri baci quelle fresche cicatrici
giovedì 17 gennaio 2013
“Non si fa così!”
Si
lo so che non è stato carino, che così non si fa…
Però
cerca di capirmi. Mi dici che stasera passerai a trovarmi, e già questo genera
in me l’aspettativa. Mi dici che hai un impegno prima, che appena ti liberi
arrivi da me.
Non è
una problema, non è la prima volta che ci organizziamo per un dopocena.
Ma
le ore passano e l’attesa non fa che aumentare il desiderio. Per quanto io sia in
attesa, il suono del citofono mi coglie sempre di sorpresa. Ma stasera il
citofono non suona. Dopo un po’ ingannare il tempo diventa difficile. Continuare
a pensare a te mi eccita troppo, leggere mi farebbe inevitabilmente scivolare
nel sonno.
Devo
fare qualcosa, giro per casa, sistemo i libri poi decido di aspettarti a letto,
ormai si sono fatte le undici, manca poco. Ogni momento potrebbe essere quello
giusto. Ma il momento ancora non arriva, le palpebre diventano pesanti ma il
desiderio di te non diminuisce.
La luce
che filtra dalla finestra illumina la stanza quanto basta ai miei occhi, ormai
abituatisi alla penombra, per distinguere gli oggetti. Lo sguardo va dalla libreria
alla sedia, dalla sedia all’armadio e poi torna indietro. Mi sento come Lo Straniero All’ennesima
ripetizione del percorso visivo suona il citofono… eccoti!
Ti
apro e ti aspetto nel letto. Sento che apri la porta, la borsa poggiata per
terra e la giacca sul divano e sento il rumore dei tuoi tacchi. Incredibile,
considerando che non li indossi quasi mai. Giri intorno al letto tastando il
materasso indecisa sul dove salire. Trovi un punto dove sederti e inizi a
spogliarti e poi vieni a sdraiarti accanto a me. So che hai la capacità di
farmi venire subito, e in questo momento è come se l’eccitazione mi abbia
destato dal dormiveglia. È il desiderio di te che mi tiene desto, desto ma non
lucido. Perché ho deciso di bruciare, in una sola fiammata, calda bollente e
impetuosa. La tua mano è sul mio sesso e me lo sfiora come nessuna ha mai
fatto. Sono mani d’oro le tue.
La tua
carne è fresca e calda allo stesso tempo, la tua bocca tenera.
La
mia è una mossa istintiva, so che non potrei resistere ancora. Ti giro e scopro
le tue natiche. Il solco di pesca è liscio e profumato. È un attimo, appoggio
la punta del pene, la cappella appena, sul tuo buchino. Spingo ed entro di non
più di due, tre centimetri ma bastano. Due colpi e ti inondo. Lo sperma cola
all’esterno e scorre lungo le natiche fino alle cosce.
“Non
si fa così!” mi dici seccata. Hai ragione, non si fa così, ma a volte è bello
lasciarsi andare
lunedì 6 agosto 2012
.zip
La cerniera lampo… Irina la adorava! Come non capirla. Il suo
leggero rumore metallico interrompeva un silenzio costellato solo di labbra e
respiri e annunciava il raggiungimento dell’obiettivo. Prolungava quel momento
con lenti su e giù, regalandosi ogni volta un centimetro in più fino alla
comparsa dei contorni della torre d’avorio ancora prigioniera dei vestiti.
La gioia era anche toccarlo infilando la mano ancora prima
di aver sfilato i pantaloni. Come una bambina curiosa che ancora prima di
mangiare il cioccolato rompe l’uovo quanto basta per infilarci la mano e
tirarne fuori la sorpresa.
Seduto sul divano con le mani sulle sue cosce la sentivo sbottonarmi
lentamente la camicia. Mi guardava dritto negli occhi mentre le mani, esperte e
pratiche, finito di liberare l’ultimo bottone, ricominciarono l’assedio.
La cintura, fossato a protezione della torre, era l’ultimo
ostacolo. Tanto lento era il movimento sulla cerniera quanto repentino quello sulla
cinta. Tirandone velocemente l’estremità, l’ardiglione scattava libero al di
fuori dell’asola.
Irina faceva lentamente scivolare la cinta tra i passanti
dei jeans, come se lo sfilarla significasse la resa incondizionata
all’assediante.
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