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martedì 21 agosto 2012

Squirting


Mary Jane. La lingua non batte tre volte contro il palato ma il suono è comunque meraviglioso! Mary Jane se l’avesse disegnata Pininfarina o Giugiaro non sarebbe venuta meglio. I suoi fianchi erano dei magnifici approdi e il suo solco di pesca un meraviglioso sentiero verso un’inestinguibile sorgente di felicità. E quando parlo di sorgente non uso un termine a caso!
Che cosa riusciva a fare quella creatura! In piedi, salda sulle sue lunghe gambe tornite da nuoto e bici, il  caldo nettare scivolava lentamente nell’interno coscia fino a raggiungere le ginocchia e ancora oltre. Sul fresco pavimento alla veneziana in pochi minuti creava un laghetto di umori femminili. Le gocce che stillavano dal suo corpo cadendo generavano minuscole onde concentriche che in breve tempo arrivavano a lambire i suoi piedi.
Cingendola da dietro con una mano esploravo il suo sesso mentre lei si guardava nello specchio che copriva la parete di fronte a noi. La sua frangetta irregolare le copriva in parte il volto quando abbassava la testa chiudendo gli occhi e concentrandosi sul suo piacere.
Mary Jane amava che le parlassi nell’orecchio. Io dicevo quello che lei avrebbe voluto dire, ma che dalle sue labbra non fuori usciva mai.
“Dai, continua così. Mi stai facendo impazzire. Lo senti come sono bagnata? Che aspetti? Perché non mi prendi qui adesso, in piedi contro lo specchio cazzo!”. Parole sussurrate, ansimate nel suo orecchio. Interrotte solo dai suoi flebili “…continua” quando rallentavo per far durare di più il gioco. E il gioco andava avanti per tanto, tanto tempo, incuranti dalla quasi impraticabilità di campo determinata dalle impreviste precipitazioni!

lunedì 13 agosto 2012

Il pavimento



La Demi-vierge a volte poteva ospitarmi a casa sua. Il citofono la allertava del mio arrivo e aperta la porta eravamo subito l’uno nelle braccia dell’altra. Un bacio e un sorriso, un sorriso e un bacio. Ogni bacio sembrava non finire mai mentre le dita scivolavano voluttuose tra i capelli per poi cercarsi e stringersi. Ma stringersi non come quando ci si saluta o quando aiuti qualcuno ad alzarsi.
Come due ruote dentate raggiungono incastri perfetti nel loro movimento rotatorio, così le nostre dita si intrecciavano, dal mignolo all’indice alternando un dito dopo l’altro, come per mettere a contatto la maggior superficie di pelle possibile; come se il desiderio che nasceva appena concluso il nostro precedente incontro dovesse essere placato tramite una aderenza, la più ampia possibile, dei nostri rispettivi corpi; come una mano infilata in un guanto.
Dopo questo benvenuto, saliva in noi il desiderio di qualcosa di più. La passione della demi-vierge era il sesso orale, sia attivo che passivo, da praticare subito, senza neanche doversi spogliare.
Sdraiato sul pavimento lei si abbassava su di me piegando le ginocchia fino a quando il suo sesso non toccava le mie labbra. Mentre prima facevamo di tutto per avvinghiare i nostri corpi ed essere l’uno sull’altro, ora la ricerca del piacere seguiva un unico percorso, una linea sottile, come un ponte sospeso su un canyon. Una linea che partiva dalla punta della mia lingua e terminava sul suo clitoride che lentamente si gonfiava. Tramite questo unico punto di contatto la demi-vierge si lasciava andare al primo dei suoi orgasmi.
E i brividi che percorrevano il mio corpo non erano causati solo dalla sensazione di fresco derivante dal contatto della schiena nuda contro il pavimento.

venerdì 3 agosto 2012

No-o!! Non esiste sporco impossibile! (Z)


Ovviamente le ipotesi sono due, o salirci insieme, con il rischio di dover poi chiamare il tecnico o far sedere solo lei. Noi si optò per la seconda. Dato che la lavatrice ha diverse fasi, (prelavaggio, riscaldamento dell’acqua, lavaggio, risciacquo, centrifuga) decidemmo di sistemarci nel bagno, pronti a cogliere il minimo sussulto del mostro meccanico.
Ora, a meno di essere addetti ai tempi del reparto collaudi della Sangiorgio non sai mai quando arriverà e quanto durerà (un po’ come l’orgasmo insomma) la fase successiva. Per cui selezionato il programma di lavaggio più lungo – modestia, fatti da parte – demmo il via alle danze con lei che mi rimproverava di aver perso già troppo tempo con la lavatrice. Partimmo con baci, carezze, leccatine, stimolazioni, sussurri e seduti sul bordo della vasca già stavamo divertendoci molto, quando la macchina inizio a dare segni di vita. Bastò un salto e hop, un tallone poggiato all’altezza della vaschetta, l’altro dal lato della manopola della temperatura e le sue cosce spalancate mi accolsero al ritmo del lavaggio.
Ma, che dire, in quella fase il movimento della macchina è limitato per cui per coinvolgerla in questo ménage a trois, iniziammo a seguirne il ritmo che assomigliava a una serie di onde continue che si infrangono sulla spiaggia. Mentre lo sporco si scioglieva nel cestello, alle mie narici salì un profumo che neanche il miglior detersivo delicato, ma il tutto dipendeva dalla posizione non certo dalla lavatrice. Le famose Good Vibrations che dovevano arrivare… tardavano a palesarsi! L’ultima possibilità era aspettare la centrifuga ma anche questa non riservo particolari soddisfazioni. La vibrazione c’era ma troppo violenta e soprattutto non concentrata in un singolo punto, insomma si disperdeva e rendeva anche impossibile mantenere un ritmo. Per non dire del fatto che rischiavamo di sbattere contro la parete e una mensola. Il fastidio derivante dal rumore era nettamente superiore ai benefici derivanti dal movimento, e anche questi si rivelarono inferiori alle aspettative. Concludemmo la sperimentazione orgasmando piacevolmente sul fresco pavimento del bagno.

Forse sbagliammo il programma, o ancora peggio, sbagliammo candeggio! O forse mancava l’ammorbidente… no, l’ammorbidente no, in questi casi non ci vuole!